8 luglio 2013 Patologie 2 commenti - Commenta ora

Microfototerapia per la terapia della vitiligine

La vitiligine è una malattia della pelle caratterizzata da chiazze bianche disseminate sulla superficie cutanea. E’ conseguente alla inattivazione dei melanociti, le cellule preposte alla produzione di melanina.

Se opportunamente stimolati, i melanociti possono riattivarsi e moltiplicarsi, dando luogo alla pigmentazione delle chiazze.

Nasce da questa scoperta, la microfototerapia che consiste nel veicolare in maniera specifica e selettiva un fascio di luce ultravioletto di tipo B, in grado di stimolare in modo graduale i melanociti addormentati a produrre melanina, permettendo così di trattare la malattia.

Gli UVB vengono veicolati mediante una particolare fibra ottica del diametro non più grande di una penna, così che la stimolazione avvenga in modo mirato e millimetrico solo sulla macchia bianca, escludendo la cute sana.

Il trattamento ha una durata complessiva variabile secondo l’estensione delle aree affette e della risposta individuale. Esistono condizioni di risposta relativamente costanti per ogni paziente: il volto, l’inguine, le ascelle, i genitali, il collo, il seno e le cosce sono le regioni che per prime si repigmentano, mentre le zone terminali vicine alle unghie delle mani e dei piedi impiegano di regola più tempo.

Solitamente sono necessarie dalle 7 alle 10 sedute per intuire la velocità di guarigione delle singole chiazze di vitiligine nel singolo paziente.

Alessandra Grandi Scritto da

COMMENTI

  1. Marco ha detto:

    Sono un ragazzo di 21 anni, affetto da vitiligine in varie parti del corpo: ho fatto la fototerapia, ho provato varie creme e pastiglie, senza risultati; le chiedevo se con i raggi ultravioletti di tipo B posso avere dei benefici. Grazie

  2. Alessandra Grandi Alessandra Grandi ha detto:

    Caro Marco,
    la microfototerapia UVB è una metodica efficace nel trattamento della vitiligine. La sua funzione è quella di stimolare la ripigmentazione delle chiazze. È necessario però che la patologia sia in fase stazionaria perché dia risultati. Serve pertanto una valutazione preliminare per stabilire quale trattamento sia più efficace .

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